Storia 2018-06-08T10:04:04+00:00

AZIENDA AGRICOLA LA MALVIZZA - STORIA

In cima ad una verde montagna, ad un’altitudine sul livello del mare di 668mt, dalla quale si possono ammirare i monti circostanti e i vari paesi limitrofi, sorge il comune di San Giorgio la Molara, terzo per estensione territoriale dell’intera provincia di Benevento.
Il centro del paese, che fino al XIX secolo era denominato San Giorgio della Molinara, dista circa 15Km dal piccolo comune di Pietrelcina, luogo di nascita di San Pio e meta di grandi flussi di turisti e religiosi che, non poche volte, si spingono fino a San Giorgio la Molara per godere delle sue amenità.

Oggi l’economia di San Giorgio la Molara è prevalentemente sostenuta dall’agricoltura in genere e dall’esistenza di numerose aziende zootecniche particolarmente volte all’allevamento ovino.
Tra i crinali del suo territorio, in contrada La Centrale, posta sul confine del Regio Tratturo Pescasseroli-Candela e tra i comuni di San Giorgio la Molara (BN), Buonalbergo (BN) e Casalbore (AV), sorge l’azienda La Malvizza.
Essa è una nuovissima realtà voluta fortemente da un gruppo di giovani professionisti che, sfruttando le peculiarità ambientali della zona e la sua millenaria vocazione alla pastorizia, hanno voluto scommettere, con il loro innato attaccamento al territorio campano, su di una millenaria quanto antica attività salvaguardandone, però, la tradizione e declinandola in chiave moderna e tecnologicamente avanzata.

Regio Tratturo Pescasseroli-Candela

I tratturi sono tracciati di epoca protostorica. Marco Terenzio Varrone, nel 118a.C., li definisce “pubblici sentieri” (calles publicae) che dovevano avere la funzione di percorsi per condurre le greggi all’alpeggio.
Il nome “tratturo” deriva da “tractoria”, cioè “il privilegio”,al libero passaggio dei pastori sui pubblici sentieri.
I Romani compresero per primi l’enorme ricchezza che poteva derivare dalla pastorizia, tanto è vero che il termine “pecunia” deriva da pecus, cioè “pecora”.
Il Regio Tratturo Pescasseroli-Candela, noto come “Via della Lana”, è il terzo tratturo, per ordine di lunghezza, dell’Italia Meridionale.
Il Tratturo Pescasseroli-Candela nasce come via militare di servizio per le legioni romane da Brindisi a Roma, via Isernia-Via consolare Minucia, dal nome del console, vissuto intorno al 300a.C., che ne ha definito il tracciato, e diviene, in seguito, percorso della transumanza, basata sullo spostamento periodico delle greggi tra pianura e montagna per fronteggiare il cambiamento delle stagioni, dai Monti dell’Abruzzo al Tavoliere delle Puglie e ritorno.
Si tratta di uno dei tratturi più antichi, visto che esso è figlio della pista armentizia Sabina-Apulia, battuta dalle greggi nel IV sec. a.C. e sulla quale proprio i Sanniti organizzarono uno dei primi fori commerciali e centro di accoglienza, una sorta di antesignano degli autogrill moderni che potremmo definire “ovino grill” dell’antichità, sostituito nel I secolo a.C. da uno degli sportelli fiscali posti in punti di passaggio obbligato delle greggi, a Roma sui ponti Mammolo, Salario e Nomentano, qui in una splendida città, Saepinum, con foro e basilica, terme, macellum e teatro. Fin nei primi anni’50 del XX secolo era ancora in uso come direttrice della transumanza.
In definitiva il Regio Tratturo Pescasseroli-Candela, come peraltro i suoi omologhi, non solo era ed è una “via dell’erba” grande come un’autostrada che attraversa ampi territori con rispetto, senza guastarli, ma è stato, per millenni, percorso di cultura, civiltà, racconti, leggende, tradizioni e credenze oltre che la testimonianza tangibile della transumanza, vale a dire di quella trasformazione epocale che vide l’avvento della pastorizia transumante organizzata sostituire quella nomade, definendo, anche in tal modo, un ulteriore passo nel progresso dell’umanità.